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Novellara (in dialetto reggiano Nuvalêra) è un comune di 13.412 abitanti della provincia di Reggio Emilia situato a 19 km. a nord del capoluogo ed intersecato dalla ferrovia Reggio - Guastalla, con stazione.

L'origine del nome è incerta. Nei documenti più antichi è indicata come nuvelare, nuvolaria, e nubilaria. C'è chi fa discendere il nome da nubila/nebula, quindi terra dalle nebbie persistenti. Altri ritengono che derivi dal celtico "nevon airia" bosco di querce, in quanto nel III secolo questo territorio era abitato dai galli Boi, prima dell'arrivo dei romani,oppure dall' italiano antico "novella ara"che significa "buona notizia". Legata al recupero del terreno agli acquitrini è l' ipotesi che fa risalire il nome al latino medievale "ager novalis", da cui nova area, nova era, n'valera, le costruzioni più antiche del paese sono state edificate su rilievi del terreno. Infine ricollegandosi ai recenti studi su un castrum romano della zona si è supposto che il toponimo possa derivare dai nubilaria (capanne dove si riparava il grano dalla pioggia) dell'accampamento.

Tra i monumenti più importanti citiamo il Convento dei Gesuiti (devastato nel corso del tempo da manomissioni edilizie, lasciato per anni in stato di pressoché totale abbandono e attualmente in fase di restauro), la Rocca dei Gonzaga, il Casino di Sotto e il Casino di Sopra che furono residenze estive dei Gonzaga. Al Museo Gonzaga si trova una preziosa e rara raccolta di vasi del XVI secolo provenienti dall'ex farmacia dei Gesuiti. Novellara è anche ricordata perché è il paese natale di Augusto Daolio, artista poliedrico, voce e fondatore insieme a Beppe Carletti del gruppo musicale "I Nomadi".

Da ricordare anche il nuovo tempio Sikh (il primo in Europa per dimensioni) al servizio nella numerosa comunità immigrata originaria del nord dell'India e dedita soprattutto al lavoro in agricoltura.

Storia

La città di Novellara, pur sembrando un piccolo borgo rurale della bassa padana, ha una storia lunga e singolare. Non si hanno notizie precise sulla data della sua fondazione ma, sicuramente, il territorio Novellarese è stato parte della confederazione Boica, la confederazione che riuniva le 112 tribù galliche dei Galli Boi stanziati in una zona all'incirca corrispondente all'attuale regione Emilia-Romagna. In seguito alla conquista romana, il territorio novellarese è stato probabilmente centuriato ed é avvenuta la lenta fusione culturale e sociale delle due popolazioni: galli autoctoni e romani nuovi arrivati. Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente non si hanno notizie precise sul territorio novellarese dei primi secoli del Medio Evo. Comunque, il Burgatium Nubilariae è citato in diversi documenti medievali. Si ha sicura notizia di lavori di fortificazione del castello di Novellara da parte di Gherardaccio Malapresa, signore longobardo.

Indubbiamente, si può affermare che l'evento che ha cambiato radicalmente la storia di Novellara è l'acquisizione del territorio da parte di un esponente del ramo cadetto della famiglia Gonzaga (il ramo principale dominava Mantova). Scesi nella bassa reggiana nel XIII secolo, ne fecero il fulcro attorno ad altri insediamenti di cui è memoria la cripta della chiesa parrocchiale di San Giovanni della Fossa ed i cui affreschi staccati negli anni cinquanta e conservati presso il museo civico ne sono testimonianza. In essi è visibile la data del 1280. Con l'arrivo a Novellara di Guido Gonzaga agli inizi del XIV secolo, dopo averne acquistati i diritti dai signori di Reggio, inizia per il paese una storia straordinaria legata a questo ramo della famiglia che vedrà il borgo divenire uno stato indipendente per oltre quattro secoli. La Contea di Novellara divenne in pratica una città-stato mantenuta indipendente dalla capacità diplomatica e, soprattutto, militare della famiglia Gonzaga. Grazie a questa presenza, il borgo beneficierà di grandi lavori di abbellimento infrastrutturale, della costruzione di Chiese, dei portici, della bonifica del territorio, dello sviluppo agricolo e dell'esistenza di una piccola ma raffinata corte che attirò a Novellara musicisti ed artisti (il più noto fra tutti è l'architetto e pittore Lelio Orsi). Guido Gonzaga lasciò al figlio Feltrino (1350) l'onore di iniziare i lavori della rocca sul luogo ove già esisteva una torre difensiva presumibilmente longobarda, un maniero pensato come elemento di difesa e nei secoli trasformato in residenza munifica. La rocca, chiusa da ogni lato con torri angolari, merlature, muraglie a scarpa di 30 testate, si sviluppa su di una superficie di circa 191 tavole cioè 7750 m2.

La dominazione dei Gonzaga, che comprendeva anche Bagnolo, cessò nel 1728 per la morte dell'ultimo conte Filippo Alfonso, ed il feudo ritornò all'Impero. Rinaldo d'Este, duca di Modena, dietro congruo esborso, ne ottenne l'investitura nel 1737, e quindi fino al 1859 Novellara seguì le sorti del Ducato di Modena. L'evento depaupererà progressivamente tutto il territorio, dopo il relativo benessere garantito dai Conti Gonzaga.

Novellara è ufficialmente città d'arte: la Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto l'importanza che il paese riveste nel campo della cultura, della storia. La tradizionale festa del paese è la Sagra di San Cassiano. La sagra di San Cassiano trae origini dal ricordo dell'arrivo in paese delle reliquie dei santi patroni di cui San Cassiano è il principale, avvenuto nella notte fra il 3 ed il 4 maggio del 1603 quale suggello alla riconciliazione fra i conti Gonzaga, signori della contea, ed il Papato. Novellara aveva un notevole peso politico in quei secoli essendo Stato autonomo con diritto di «mantenere il boia e coniare moneta» e quale voce autorevole nell'Impero e tra le case regnanti del vecchio continente. Donna Vittoria da Capua, sposa di Alfonso Gonzaga, ritenne importante riconciliarsi con lo Stato Pontificio e cogliendo l'occasione dell'Anno santo (1600) si recò a Roma per celebrare il Giubileo, ma anche per riannodare il dialogo con la Chiesa. Da una possibile scomunica si passò così ad una apostolica benedizione e la consegna a Novellara delle reliquie dei santi protettori ne è prova inconfutabile. Racchiusi in sette urne (ciascuna recante con le reliquie la bolla ufficiale di individualizzazione), i protettori sfilano in processione per le vie del paese nella ricorrenza della loro traslazione. La gente ha definito da sempre questo rito come «la processione delle sette cassette» che assume oltre ad un significato religioso, un tono di festosa tradizione.

L'impianto urbanistico del paese, la sua bellissima Piazza Maggiore, la Chiesa collegiata di Santo Stefano, i portici, i lavori di miglioramento del castello della rocca ed altro ancora sono stati voluti dal conte Alessandro I Gonzaga e realizzati nel corso degli anni dalla moglie, Donna Costanza da Correggio e dai figli nel corso del 1500. Novellara si presenta oggi come una città d'arte che nasconde nei suoi monumenti e palazzi, tra le pieghe del tempo, la fierezza di una antica, piccola ma amata capitale.

Attualmente la Rocca, monumento insigne, ospita gli uffici del Comune e le sale del museo civico e della civiltà contadina nonché un bellissimo teatro, realizzato come miniatura sullo stile del Municipale (oggi Valli) di Reggio.

Le origini del territorio novellarese secondo il canonico Davolio
« Quel tratto di Paese, che stendesi tra Parma, Reggio, Modena, Ferrara e Mantova non era nei più remoti tempi che una vasta paludosa valle, nella parte più bassa sempre coperta d'acque stagnanti, e di pantani, e nel resto ingombra di canne, di sterpi e di selve. In essa scolavano le non lontane colline, e vi scaricavano il Panaro, la Secchia, il Crostoso, ed il Po' istesso, che da Brescello in giù non trattenuto da argini, dilagavasi allagando fino al mare le vicine campagne. Tanta estensione di terreno non fu però sempre senza abitatori e tutta continuamente coperta dalle acque. Nei luoghi più alti, e sui dossi ed isolette, che di tratta in tratto si andavano naturalmente formando e che per più mesi della migliore stagione restavano scoperte ed asciutte, vi piantarono i pescatori prima e poi qualche agricoltore le loro capanne.

A poco a poco sempre più si alzo questo fondo, e di molto si accrebbero le sue isolette per i sedimenti, che vi deponevano i fiumi, le acque scolatizie delle superiori campagne, le innondazioni che di tratto in tratto succedevano, e quella soprattutto, che nell'Autunno del 588 da un capo all'altro devastò tutta l'Italia. Essa, al dire di Paolo Diacono a guisa di diluvio piuttosto che di innondazione abbatté dappertutto ville e paesi, trasportò nella sua corrente uomini, armenti e quantità di terreni, distrusse strade allagò campagne e superò le mura stesse di Roma. Queste acque sterminatrici, che la rovina furono dei luoghi più alti, bonificarono estremamente i più bassi e paludosi, poiché precipitando furiosamente dalle montagne e dalle coltivate colline, seco trasportarono monti di sciolti di avene, che poi deposero nelle paludi ove stagnarono; ed allo scolare e disseccarsi di queste acque comparvero i loro dossi ed isolette più estese e più elevate. I vari strati di terra e di sabbia, e di padume misto di canne e di paludosi erbaggi che nello scavare fossi o fondamenti a vicenda s'incontrano sotto terra, ed i tronchi d'alberi che a molta profondità vi si scoprono ben dimostrano che il fondo su cui sorge Novellara ed i circonvicini paesi, era una volta assai cupo e basso e nel lungo svolgere de' secoli, dai fiumi e dalle replicate alluvioni vi furono deposti l'un sopra l'atro quei sedimenti diversi che hanno poscia questi fondi bonificati.
Le vessazioni, i saccheggi, le stragi che desolarono le città ed i paesi più alti dopo le replicate invasioni dei barbari settentrionali in Italia al cadere dell'Impero Romano, accrebbero a questa valle gli abitanti ed alle sue isolette i lavoratori poiché costrette le genti ad abbandonare la patria per sottrarsi al furore delle truppe nemiche, che per più di un secolo stanziarono l'italia, chi nei monti più ardui e chi nelle valli e sui dossi delle più rimote palude fissarono la loro dimora, la sicurezza cercando e la quiete, dove penetrare non potevano le soldatesche. I bisogni aumentò i bonifichi e dallo stato di dossi e di capanni si passò a quello di poderi e di corti, poi di villaggi e di paese indi di castelli e di città: progressivamente a misura che dilatavansi i fondi si aumentava la popolazione, ed i mezzi crescevano di sussistenza. Tale era lo stato antico come di tante altre alla lunga del Po, così di questa valle paludosa; tale fu il suo progressivo miglioramento e tale l'origine della popolazione. »

« NOVELLARA ebbe pure un eguale principio. Ridotti e popolati i luoghi più alti, fu essa piantata quasi nel mezzo dell'antico Campo Raineri circoscritta tra l'Enza, il Po e la Secchia. Fu posta a dodici miglia al settentrione di Reggio, a cui fu da principio soggetta, sotto il ventesimo grado e dodicesimo minuto di longitudine, ed il quarantesimo quarto grado e cinquantesimo minuto di latitudine, in piano fertile ma basso e paludoso e però più degli altri soggetto a nuvole ed a nebbie frequenti: da questa qualità svantaggiose trasse fino dal suo nascere i nomi di NUBILARIA, NEBULARIA e NUVELARIA. »

« Non si sa quando fabbricata fosse la prima chiesa di Novellara: una però ne esisteva in quegli antichi tempi sotto il titolo di Cappella dedicata a S. Antonio Abbate e dipendente dalla vicina Plebana di Corte Nuova. Fu essa piantata in vicinanza dell'estesa palude, nel luogo però più alto, più lontano dalla corrente dei fiumi, meno soggetto alle innondazioni e più comodo a quei pescatori e pochi agricoltori che furono i primi ad abitare questa terra, i quali di poi cresciuti in numero ed aumentati i loro casolari d'intorno a questa Cappella, ne formarono come un borgo che fin d'allora fu detto BURGATIUM NUBILARIAE. Di questa chiesa, che era posta precisamente dove abbiamo veduto esistere la chiesa dei Padri Carmelitani e di questo aggregato di casuccie che esisteva ove oggi è Cantarana non si fa alcuna particolare menzione prima del IX secolo: poco dopo apparisce di qualche considerazione, , perciocché cresciuta la popolazione e fabbricate altre Cappelle, quelle cioè di S.Antonio al Molino di Sotto, e di S. Pietro presso il Campo delle Noci, la Chiesa di Novellara fu innalzata al rango di Pieve. Tale la nominò Eugenio II che governò la Chiesa dal 824 al 827 in una bolla veduta da P. Pietro se non prese abbaglio, poiché dubito che la Cappella di Novellara fosse a quei tempi innalzata a pieve, ed è solo incontrastabilemente goder essa di questa dignità nel 963; nell'Archivio di Novellara nel fascicolo PRIVILEGI DELLA CATTEDRALE DI REGGIO leggevasi PLEBEM DE NUVELLARIA CUM SUIS CAPELLIS. Così la disse pure Ottone I Imperatore il quale nel 963 confermando alla Chiesa di Reggio i suoi antichi diritti e possessi fra questi annoverava PLEBEM NUVELARIAE, e più sotto IN NUVELARIA MASSARICIAM UNAM.

Questo titolo di Pieve era allora dato a quelle Chiese parrocchiali che godevano il privilegio del fonte battesimale a differenza di molte altre chiese anche parrocchiali, nelle quali si amministravano gli altri Sacramenti e si istruivano i fedeli, ma perché prive del Battistero si chiamavano Cappelle dipendenti dalle Pievi come da loro chiese matrici. Benché s'ignori l'anno preciso nel quale la chiesa di Novellara fu fregiata di questa onorevole qualità di Pieve con Cappelle a lei soggette, dai surriferiti documenti però rilevasi assai chiaramente che il di lei Plebanato è molto antico e più di quello di altre Chiese a lei circonvicine. La Chiesa di Guastalla dallo stato di cappella fu innalzata a quello di Pieve solamente nell'anno 997, epoca perciò assai posteriore a quella di Novellara. (Così la prima memoria della Mirandola: Diocesi Contessa Matilde dal 24 giugno 1102). )(…).
Quelle che poi anticamente chiamavasi Corti, non erano secondo il Muratori che un aggregato di poderi; che formavano un'intera Villa con Chiesa dove si amministravano i Sacramenti il dominio delle quali Corti insieme con la giurisdizione e sovranità sugli abitanti e coltivatori di essa passava in quelle corporazioni od in quegli individui ai quali venivano dai Principi o dai prelati di questi tempi donati ed investite. Da autentici documenti del IX secolo riportati dal Muratori e dal Canti e dal P. Affò e da tanti altri documenti che si conservano le scarsissime memorie dell'esistenza primiera di questi luoghi rilevasi pur anche che Novellara, Bagnolo, Corte Nuova e Gustalla e tanti altri circonvicini paesi non erano realmente in quei tempi che semplici villaggi e corti; e che sebbene abitati e coltivati per qualche stensione avessero fin d'allora e Pieve e Cappelle, e case in proporzione dei terreni ridotti, nulla però avevano di forte o di castello qualità che non sarebbersi certamente taciute quando avessero in realtà esistito. »

« Fu nell'unX secolo che Novellara dall'essere di Corte o di villaggio avente la sua Pieve con Cappelle a lei soggette passò a quello di Borgo e di Castello. Fu essa compresa fra i domini di GHERARDACCIO MALAPRESA Signore Longobardo e già padrone del Castello del Gesso sui monti: aumentò questo il primo borgo di Novellara, gli scavò d'intorno le fosse, lo circondò di terrapieni ed una alta e forte torre vi innalzò a sua difesa nel luogo appunto, ove è oggi il piazzale della Rocca. In quadro scavò le fosse sovra le quali aperse l'ingresso del Castello dalla parte del mezzogiorno per la strada vecchia del Borgazzo, che era la sola, che conduceva a Reggio e che mette ancora sull'angolo della fossa di fronte alla torre della Rocca, ma che allora costeggiando la fossa ed il terrazzo per mezzo alla piazzetta in retta linea passava in vicinanza della torre del Malapresa ed aveva la sortita al settentrione per la strada vecchia che costeggia a mattina l'orto dei Padri Cappuccini e mette poi, passando sulla Fossetta nella strada che conduce a Campagnola. Il canale dei molini o piuttosto un Dugale, che appunto per tale tratto all'incirca scorreva costeggiando l'altra strada la quale ora ghiaiata porta a Reggio, ma che allora, come viottolo rare volte praticabile, chiamatasi la via Nova, ed da Reggio metteva al Porto o Motta di S. Antonio presso il Molino di Sotto. Di la col mezzo della navigazione, a reggiolo teneva il territorio di Novellara diviso in due parti, ambedue soggette al Malapresa: il terreno situato al ponente di tale scolo, o via, e che ora forma le ville dei Boschi, San Michele, e Valli fino alle Paludi di Guastalla ed alle valli di Reggiolo (Rogito di Landolfo Not. 11 luglio 1142 Arch. Gonz.) colla Corte e castello dell'Argine, parte di Corte Nuova ed altri villaggi, per l'estensione di 15.000 Biolche di terra, lo teneva il Malapresa in Feudo dal Vescovo di Reggio al quale pagava ogni anno il canone di trecento lire di Grossi imperiali: l'altra porzione al levante insieme col Borgo e Fortilizio, la teneva dai Signori del Castellazzo di Campagnola (Rogito d'Ulrico; Not° 6 marzo 1141. Affò, Storia di Guastalla T.1° pag.334). Alla morte di Gherardaccio passarono questi fondi a Malapresa suo figlio che nel 1142 agli undici di luglio li vendé alla città di Reggio per 30.000 lire di grossi Imperiali (rogito di Landolfo suddetto). Per questa vendita e segnata sente per la porzione dipendente dal Castellaccio poco prima acquistato dai Signori di Correggio, insorsero dissenzioni fra i Correggiaschi ed i Reggiani: ma nel 1277 Guido, Azzo, Giovanni e Simone figli di Giberto da Correggio cedettero ai Reggiani anche il Castellaccio colle sue dipendenze (Tiraboschi - Diz.Topgr.- T1° Pag.9l e Rog. di Cosmo d'Alprata , 10 luglio 1277 - Arch. Gonzaga), e ne ricevettero in cambio Camporotondo, Fosdondo, ed il Castello degli Ursi e così terminò ogni contrasto.

Al Malapresa era restato il Castello del Gesso, il possesso di questo Castello fu a lui confermato da Federico Barbarossa, allorché stipulata la Pace di Costanza, ed accomodati gli affari di Milano e della Lombardia, se ne venne a Reggio nell'anno 1184, ma i reggiani, che preparavansi ad abbassare colle armi l'orgoglio, ed a frenare la prepotenza dei piccoli tiranni, che possedevano castelli nel loro territorio, dopo quattro anni costrinsero il Malapresa a cedere alla Città anche il Castello del Gesso. Fu nella Pace di Costanza, e nel 1183 che lo stesso Imperatore Federico accordò ai Reggiani il poter prendere dai due torrenti Secchia e Tresinaro quella porzione di acqua, che abbisognata fosse per i molini della città. Quest'acqua raccolta in canali e fin d'allora diretta a Reggio, servì pure per i molini che forse fabbricaronsi in quel tempo a Bagnolo ed a Novellara, dove scorse senza contrasto, finché questi due paesi restarono uniti alla città di Reggio. Anche intorno a questo tempo il territorio di Novellara era diviso in cinque Ville o quadre che conservano ancora i loro nomi e sono il Borgazzo, Reatino, Boschi, San Michele e Valle: a queste fu poi aggiunta ne' secoli posteriori la sesta Quadra dette dei Terreni Nuovi, terreno che prima serviva di letto alle acque del Crostolo e del Canalizzo. Borgazzo si disse la prima quadra perché in essa fu piantata la prima Chiesa, ed il primo Borgo di Novellara fino dalla sua origine chiamato BUNGATIUM NUBILARIAE. Questa Quadra era la meno soggetta alle inondazioni, perciò la più coltivata e la più fertile (Rogito dì Ulrico - Not. 6 marzo 1141). La famiglia dei Reatini, Signori Longobardi, diede il nome alla seconda quadra, che colla porzione ora soggetta a Campagnola formava una sola villa da essi posseduta come Feudo del Castellaccio di Campagnola: Alberico de' Reatini vi aveva Castello nel 1141 (contiene 2302 biolche di terreno, così Bolognini Lodovico Ingegnere. Relazione della giurisdizione di Novellara e Bagnolo - Reggio 1778). Questo Castello esisteva quasi nel centro della parte ora soggette a Novellara e precisamente nel luogo detto il Castellaccio di Reatino (Rogito citato di Ulrico): occupava un quadrato di sei biolche di terra circondato da fosse, delle quali ho veduto spianare le vestigia. La giurisdizione del Castellaccio di Campagnola si estendeva da questa parte sino alla Motta di S.Antonio presso il Molino di Sotto e costeggiava i confini della Villa di S. Michele di Novellara (Rogito citato d'Ulrico. La Villa di Reatino ha 1420 biolche). In questi tempi eravi pure presso Novellara il Castolloncolo con la Chiesa di Santo Stefano Protomartire come si dirà. La terza Quadra trasse il nome di Villa dei Boschi dalle Selve e dai cespugli dai quali era tutta ingombra; ed era di frequente bagnata dalle piene del Crostolo, o dalle escrescenze della vicina palude, Conta biolche 3594 di terreno. La Chiesa di S. Michele la quale era a mano sinistra ossia al mezzogiorno della strada, che da Novellara conduce alle Canove, dipendente dalla Pieve di Corte Nuova, diede il nome alla sua Villa di biolche 1302. Da questa Chiesa di S.Michele dipendeva poi anticamente l'altra Chiesa o Cappella dedicata a S.Àntonio Abbate ,(Rogito dit.d'Ulrico) posta nella stessa Villa di S.Michele sopra una Motta di terra presso ed al ponente del Molino di Sotto per comodo dei Macinanti, dei Pescatori e di chi navigava per la vicina palude. Dirimpetto alla Chiesa d San Michele, ed a mano destra della strada esisteva un altro fabbricato, anch'egli munito all'intorno di larghe fosse delle quali si veggono ancora indizi non dubii: era forse questa 1'abitazione di Sirone dei Sirii nei duoX secolo (Rogito citato d'Ulrico). Questo Castellacium S. Michaelis è nominato in una carta del 1203 riportato nel tomo 3° Memorie Taccoli - pagina 736 come luogo dove cominciavansi dai reggiani lo scavo di un canale che conduceva al Canale dl Guastalla. Nel 1205 Maestro Carulio era prelato della Chiesa di San Michele di Novellara ed ai cinque di Febbraio alcuni testimoni e lui promisero di indicare tutte le Case che quella chiesa possedeva nel Castello di Novellara. Nella nota de Censi che si pagavano al Vescovo di Reggio, scritta l'anno 1337 vi sono sei libbre di cera che si dovevano pagare ogni anno dalla Chiesa di S. Michele di Novellara pel Monastero dl Marola (archivio segreto Estense— riportato dal Tiraboschi -. Diz. Tip. Storìco). Finalmente la parte più bassa del territorio deserta ed incolta perché sempre coperta d'acque stagnanti fu detta Valle. Questa colle valli di Guastalla e di Reggiolo formava la palude fin qui nominata, che dicevansi il Po morto, e dove, oltre le acque pioventane e scolatizie, confluivano ed il Rodano, che disarginato discendeva dilatandosi in più rami per le ville di Cognento, del Borgazzo, e di Reatino, ed il Crostolo e Canalazzo, che scorrevano senz'ordine per quelle de' Boschi e Terreni Nuovi, ed il Canale stesso di Novellara il quale passato da poco il Molino di sotto perdevasi in questo stagno. La sola navigazione manteneva da questa parte la comunicazione ed il commercio con Guastalla e Reggiolo e serviva poi di porto lo sbocco del canale. dagli argini del quale ricevevasi e su di essi depositavansi il carico delle barche. Alle acque di questa palude fu aperto uno scolo collo scavamento della Tagliata che passa presso Reggiolo e che si eseguì nel 1218 dai Reggiani di concerto con li Cremonesi allora padroni di Guastalla e di Luzzara (Affò,Storia di Guastalla, T.I° -Libro III e lettera intorno a Reggiolo).
Si cambiò corso al Rodano, e cosi si diminuì anche il concorso delle acque in queste valli, ed i Reggiani nel 1242 formar poterono una nuova strada da Reggio per Novellara a Reggiolo dove in faccia al ponte innalzarono quell'alta e fortissima torre che vi si vede tuttora; indi nel 1260 l'altra Torre detta della Testa : ma nonostante il Porto presso il Molino di Sotto esisteva ancora nel 1472 col nome di porto palude (Breve di Sisto IV - archivio Gonzaga di Novellara) o Portus Navigantium, e da esso prese poscia il nome la vicina possessione detta per ciò la possessione del Porto. (Il territorio di Novellara comprende 15.233 biolche e 4.783 quello di Bagnolo – Bolognini Relazione citata). »

N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera Wikipedia. Tutti i testi di Wikipedia sono rilasciati sotto licenza GFDL.
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