Monteveglio è un comune di 5.105 abitanti della provincia di Bologna.
Storia
Le terre lambite dal torrente Samoggia sono certamente abitate fin dall'epoca neolitica, come testimoniano i reperti oggi visibili nel Museo archeologico di Bazzano (ubicato all'interno della rocca), tuttavia le prime notizie certe di insediamenti nella zona dell'attuale comune di Monteveglio risalgono al I secolo d.C. In questo periodo erano presenti ville romane nella zona dell'odierna abbazia, di cui rimane assai poco: un edificio all'interno del borgo reca nella facciata due lastre fitomorfe romane di riutilizzo e presenta dinanzi all'ingresso due rocchi di colonna ionica romana oggi adoperati come sostegno per vasi di fiori.
Un'ipotesi sul nome del comune vorrebbe far risalire Monteveglio al latino Mons belli, ossia «Monte della guerra». L'ipotesi, sebbene plausibile dal punto di vista della fonetica, non è avvalorata da alcuna prova, dal momento che non risulta la presenza di alcun tipo di fortificazione o presenza militare romana in zona. Maggiormente verosimile è l'ipotesi secondo cui Monteveglio sarebbe una corruzione fonetica di «Montebello».
Durante il Medioevo Monteveglio insieme ad altri centri faceva parte di un sistema di fortificazioni che, realizzatosi tra i corsi del Samoggia e del Panaro, avrebbe contribuito a trattenere i Longobardi al di là dei confini dell'Esarcato di Ravenna fino alla definitiva conquista di Liutprando del 727.
Feudo dei Canossa, Monteveglio fu fondamentale per la disperata resistenza che la contessa Matilde oppose all' imperatore Enrico IV disceso in Italia per vendicarsi della celebre umiliazione inflittagli sotto le mura del castello di Canossa dal papa Gregorio VII. Fu proprio alle porte di Monteveglio che in uno scontro alla Cuccherla, l'imperatore vide morire un figlio in combattimento e probabilmente incrinarsi per la prima volta la speranza di sottomettere il papato alla sua politica. Poco dopo infatti Enrico IV, il cui esercito era stato messo in difficoltà dalle sortite dei montevegliesi asserragliati nel castello, con l'inverno che ormai si avvicinava, tolse l' assedio.
Per alcuni secoli poi Monteveglio seguì le alterne vicende delle lotte tra Bologna, a cui si era consegnata una prima volta nel 1157 (la contessa Matilde era morta senza eredi da quasi mezzo secolo ) e Modena e tra guelfi e ghibellini. Il suo castello periodicamente conquistato, riconquistato, distrutto e ricostruito da Bolognesi, Modenesi, signorotti locali, compagnie di ventura, subì l' ultimo terribile assedio nella primavera del 1527. I Lanzichenecchi di Carlo V che avrebbero poco dopo partecipato al "sacco di Roma", non riuscirono però a conquistare Monteveglio per un improvviso peggioramento delle condizioni atmosferiche. La neve caduta in abbondanza nella notte precedente l'assalto, unita alla scarsa agibilità del territorio circostante e forse alle preghiere e ai voti degli abitanti asserragliatisi quasi senza speranza nella rocca ottennero il miracolo di veder partire gli invasori. Ancora oggi, ogni anno, a ricordo di quel terribile momento Monteveglio in festa offre alla Madonna un cero portato in processione all'antica pieve di Santa Maria.
Emergenze storico-artistiche
Sul cucuzzolo di una collinetta è situato il borgo di Monteveglio antica, attorno all'antica pieve di Santa Maria, e costituisce la principale attrazione del comune. Si accede al borgo attraverso una porta merlata, unico residuo delle fortificazioni del castello, dagli spalti del quale si gode di uno splendido panorama della zona circostante. Nella torre è ubicato un centro di documentazione sul territorio, contenente molti pannelli esplicativi.
Entrati nel borgo, sulla destra c'è un'antica abitazione in mattoni, detta (non si sa perché), "casa di San Benedetto", risalente al Duecente, che serviva per ospitare i pellegrini.
Fatti pochi passi in avanti (ignorando la metallica garitta della Seconda Guerra Mondiale), si vede l'Oratorio di San Giuliano, sulla sinistra. Questo grazioso edificio, oggi sempre chiuso e dall'interno spoglio, è caratterizzato dalla prima campata che reca chiaramente i segni della tamponatura del portico originario d'accesso.
Il piccolo borgo si sviluppa longitudinalmente, attorno all'unica strada, caratterizzata da graziose villette in mattoni con giardinetti. Poco prima di giungere alla chiesa, sulla sinistra si può notare che davanti ad un'abitazione vi sono due fioriere ricavate da rocchi di colonne di marmo del I secolo d.C., verosimilmente provenienti da una villa romana della zona. Dallo stesso edificio, con ogni probabilità, derivano due lastre di marmo con decorazione a girali che si notano sulla facciata della stessa abitazione.
Ancora pochi passi e si giunge alla chiesa di Santa Maria, che merita una trattazione a sé.
Pieve di Santa Maria
L'edificio è di fondazione antichissima. Qualche studioso afferma che in questa zona si trovasse un tempio pagano in epoca romana, sebbene ciò non sia suffragato da prove inoppugnabili. Di certo, la chiesa attuale è di epoca preromanica e romanica. La bella facciata caratterizzata da una luminosa bifora, rifatta all'inizio del XIII secolo, da allora non è stata mai modificata.
L'interno è su tre livelli. I fedeli normalmente stanno al livello base, quello cui si accede dalla porta d'ingresso. A questo livello si nota, a parte l'elegante sobrietà di colonne e capitelli romanici, un dipinto di Lorenzo Costa che raffigura la Vergine che ascende al cielo trasportata da sei angeli. Questo dipinto (copia: l'originale è depositato presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna) è insolito per la produzione dell'artista, spiccatamente rinascimentale, poiché nella visione frontale e statica della Madonna, nella simmetria degli angeli (tre per parte), nelle diverse dimensioni dei personaggi si rivela essere di gusto tardogotico.
L'altare si trova in una zona sopraelevata della chiesa. Esso è caratterizzato da un crocifisso di grande precisione anatomica, che alcuni attribuiscono alla scuola leonardesca; inoltre, le volte recano semplici ma efficaci decorazioni floreali duecentesche.
La parte più suggestiva della chiesa è la cripta, ubicata al di sotto del livello del terreno. A tre navate con altrettante absidiole, è una selva di colonnine con capitelli di pregevole fattura e forma diversa. All'interno della cripta si trova un'acquasantiera longobarda, uno dei pochi reperti di quel periodo visibili nella provincia di Bologna. Anche uno dei capitelli, che riproduce le forme tipiche dell'oreficeria longobarda, viene attribuito a questo periodo. Si notino le monofore delle absidiole: sono in alabastro e non sono mai state sostituite fin dall'erezione della chiesa, fatto questo assolutamente eccezionale.
Visitato l'interno della chiesa, è opportuno aggirarla per vedere le splendide absidi dal retro e per dare un'occhiata al campanile, il quale ha una particolarità: non poggia su alcuna fondamenta, è stato semplicemente edificato su una delle absidi, segno questo di grande maestria costruttiva.
Su richiesta, è possibile visitare anche il chiostro maggiore (con alcune prospettive illusionistiche e dominato da un possente cipresso) del monastero, oggi gestito da una confraternita francescana.
Del secondo e più antico chiostro, sul retro, rimane solo un lato, di grande pregio però, visto che reca ancora qualche capitello antropomorfo del XII secolo.
Oliveto
Oggi frazione di Monteveglio, si trova su una collinetta a poca distanza dal capoluogo ed è un borgo che merita una visita perché dà ancora oggi l'idea di come fosse un borgo-castello medievale. Vi si trovano due chiese, il campanile di una delle quali altro non è che una torre angolare del castello riciclata, come si evince dalle sue mura possenti e dall'aspetto di architettura militare. Monumento più significativo del borgo è la Casa Grande dell'Ebreo (XV secolo), eretta dall'ebreo Solomon, che fu la prima banca della valle del Samoggia.
Montebudello
Altra frazione di rilievo è Montebudello. Questo nome nasce per un errore di trascrizione: la collina di Sant'Andrea viene definita "monte bidello" (ossia "monte guardiano"), trascritto erroneamente "Budello". La collina è fitta di vigneti ove si produce dell'ottimo vino e di ristoranti ed agriturismi. Di un qualche pregio è la chiesa di Sant'Andrea, con fregio con putti sul portale ed uno slanciato campanile a matita ottocentesco che si scorge da lontano.
N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera
Wikipedia.
Tutti i testi di Wikipedia sono rilasciati sotto licenza
GFDL.